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Amnistia e indulto 2017, carceri: le ultime news di Rita Bernardini sui provvedimenti di clemenza

Amnistia e indulto, le ultime news. Durante il seminario promosso da Exodus tenutosi nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo si è affrontato il delicato tema dell’amnistia e dell’indulto. Il Seminario è stato dedicato al “Nuovo Umanesimo”, e le ospiti che sono intervenute nel seminario, sono state l’onorevole Rita Bernardini e il giudice Ann Power-Ford. Rita Bernardini, si è soffermata sul grave problema del sovraffollamento, e ha spiegato che provvedimenti come amnistia e indulto potrebbero aiutare a risolvere questo problema. Due misure molto importanti ed utili previste dalla Costituzione, l’ amnistia e l’ indulto. La prima, ricorda la Bernardini, «influisce soprattutto sui procedimenti penali pendenti perché cancella il reato, mentre l’indulto consente di “abolire” diciamo
l’ultimo periodo di detenzione».

Amnistia e indulto per arginare il sovraffollamento carcerario.

Le due misure potrebbero essere utili per arginare il fenomeno del sovraffollamento e per deflazionare il carico giudiziario pendente. Sottolinea la Bernardini che quando le carceri sono sovraffollate gli educatori, gli psicologi non sono sufficienti, ma in questo modo “il sistema non regge”.  Per la Bernardini è “un dovere di uno Stato democratico quello di uscire immediatamente fuori dallo stato di illegalità”, e queste due misure previste dalla nostra Costituzione, l’amnistia e l’indulto potrebbero essere utili.

Uno dei grandi problemi, infatti, delle carceri italiane resta il sovraffollamento. Dopo l’emergenza registrata intorno al 2010 – 2011, nel 2014 si è registrato un rallentamento della tendenza al sovraffollamento. Dallo scorso anno, però, il problema è nuovamente in crescita, basti pensare che dal dicembre 2015 al dicembre 2016 c’è stato un incremento di 2.489 persone, ed i numeri sono in costante crescita anche in questi primi mesi del 2017. L’Italia è uno dei paesi europei con maggiori problemi di sovraffollamento: secondo i dati pubblicati dal ministero della Giustizia, aggiornati al 31 marzo, i detenuti in Italia sono in totale 56.289 contro 50.211 posti disponibili. Tra questi, 9.749 detenuti sono in attesa di un primo giudizio e 9.641 sono condannati non definitivi.

Carceri, ultime news: le iniziative a Padova.

Interessante iniziativa realizzata nel carcere di Padova: dopo Bollate, tocca a Padova sperimentare la rappresentanza dei reclusi. I detenuti si sono organizzati eleggendo una rappresentanza unitaria, una sorta di sindacato. Il primo e più avanzato esempio è quello di Bollate, un penitenziario modello sotto molti versi, a partire dalle celle sempre aperte durante il giorno e dal numero impressionante di reclusi – 300 all’anno, su 1.200 – ammessi ai lavori esterni e interni. In discussione sono spesso questioni vitali, come gli orari dei colloqui, magari il mal funzionamento degli impianti, le tensioni interne, le attività che si vorrebbe sperimentare.

“Creare questo organismo è stato un passaggio di grandissima civiltà, perché in tutte le convivenze, soprattutto in quelle coatte, prevale chi ha più carisma, cosa che in carcere può avere ricadute perverse” spiega Lucia Castellano, dirigente generale dell’esecuzione penale esterna del Dipartimento giustizia minorile e di comunità. “Aver fatto sì che i rappresentanti siano “scelti” direttamente dai detenuti, ha fatto emergere il sommerso di quelli che erano più colti e quindi parlavano al comandante o facevano la spia, creando situazioni spiacevoli. Abbiamo “legalizzato” pratiche sommerse”. Alcuni volontari coordinano le attività “sindacali” per fare arrivare sul tavolo del direttore questioni collettive, non beghe personali. Il metodo Bollate, fra rappresentanza e misure alternative, funziona: il tasso di recidiva, di ricaduta nel reato, è fermo al 20 per cento, contro una media nazionale del 70.

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