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Amnistia, indulto, carceri, misure alternative, esecuzione esterna: tutte le news ad oggi 28 maggio 2017

Amnistia e indulto, carceri e detenuti: le ultime news. Ancora nessuna novità sui provvedimenti di amnistia e indulto, sollecitati più volte dal partito Radicale. Intanto, Rita Bernardini, con alcune delegazioni di esponenti radicali, sta effettuando delle visite negli istituti penitenziari. La regione Lazio si rende protagonista per promuovere il reinserimento dei detenuti. Nel momento in cui il detenuto torna in libertà spesso trova difficoltà a reinserirsi nella società, a trovare un lavoro. È dunque giusto organizzarsi per favorire il reinserimento di quei detenuti che hanno scontato la loro pena.

La vicepresidente del Gruppo Idee Germana De Angelis sottolinea come il modello carcerario deve creare “non un detenuto modello bensì un cittadino modello”. L’obiettivo viene perseguito attraverso alcune iniziative, come ad esempio l’attivazione di corsi universitari nel carcere di Frosinone in collaborazione con l’Università di Tor Vergata, oppure attraverso alcune iniziative sportive. L’iniziativa è promossa anche dal Forum nazionale Giovani, che sottolinea l’importanza del progetto soprattutto per i detenuti più giovani.

Sovraffollamento carceri, le ultime news ad oggi.

Si parla sempre più di sovraffollamento nelle carceri: negli ultimi sei mesi il numero dei detenuti è cresciuto da 54.912 presenze a 56.436, nonostante sia in diminuzione il numero dei reati. Questi dati emergono dal tredicesimo rapporto dell’associazione Antigone, e da questi si evince un calo delle rapine del 10,6%, dei furti del 7%, degli omicidi volontari (o tentati omicidi) del 15%. Il sovraffollamento, però, non è l’unico problema che affligge le carceri italiane. Sono previste ancora troppe poche misure alternative alla detenzione, mente sarebbe importante prevedere più possibilità diverse rispetto alla pena tradizionale. A spiegare l’importanza delle misure alternative è Daniela Ronco, che nel rapporto di Antigone scrive che: “Sarebbe importante monitorare in maniera sistematica e accurata i dati sulla recidiva nel nostro paese: le ricerche condotte, a livello nazionale o locale, dimostrano l’idea della funzione di riduzione della recidiva in caso di condanna scontata in misura alternativa anziché in carcere”. In Italia c’è una percentusle altissima di detenuti in custodia cautelare, con una percentuale di detenuti non definitivi pari al 34,6% della popolazione detenuta. La media europea è decisamente più bassa, e la percentuale di riferimento si attesta intorno al 22%. La causa è da identificare nell’eccessiva durata dei processi, in particolare quelli penali, e la scarsa applicazione di misure alternative alla detenzione carceraria.

Esecuzione penale esterna, le ultime news ad oggi.

Solo il 19% dei condannati in esecuzione penale esterna commette nuovi reati, una volta estinta la pena, a fronte del 70% dei detenuti. Parlano Lucia Castellano, Dirigente Generale dell’Esecuzione Penale Esterna del Ministero della Giustizia, e Stefano Anastasia, Garante dei Diritti dei Detenuti di Lazio e Umbria. Lucia Castellano, dirigente generale per l’Esecuzione Penale Esterna (EPE) spiega la necessità di superare il solo aspetto retributivo della pena, per fare in modo che chi commette reato possa scontare la detenzione non in prigione, ma nella comunità, perché la condanna sia davvero un’occasione di recupero e non semplicemente punitiva. Stefano Anastasia, chiarisce che difendere la dignità di chi delinque è una forma di inclusione ed evoluzione sociale indispensabile.

L’Esecuzione Penale Esterna (cioè misure alternative al carcere e sanzioni di comunità, applicabili, grazie alla nuova legge sulla “messa alla prova”, anche prima della sentenza di condanna), fino a 2 anni fa faceva parte del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (Dap). Dal 2015 è passata al Dipartimento della Giustizia Minorile, che ha assunto la dicitura di Dipartimento di Giustizia Minorile e di Comunità. Questa contaminazione con il settore minorile ha lo scopo di valorizzare la pena scontata sul territorio, rispetto all’internamento carcerario, come avviene per i giovani: a fronte di poche centinaia di ragazzi reclusi, molti sono i giovani autori di reato affidati a servizi sociali ed esecuzione esterna.

L’Esecuzione Esterna non vuol dire depenalizzazione. Piuttosto che ignorare e rimuovere la vita di chi commette reato, relegandola in un luogo di reclusione ostico come il carcere, la collettività deve imparare a gestire quella parte di sé oscura, rappresentata da chi vìola le regole del patto sociale. “La sfida di quest’ufficio – dice Lucia Castellano – è quella di aumentare il numero di misure alternative e di sanzioni di comunità, in modo che siano la prima delle risposte punitive, lasciando il carcere come extrema ratio. In questo, l’aver spostato il settore delle misure alternative dal DAP al Dipartimento della Giustizia minorile è stato un passo fondamentale. Il fine ultimo di quest’Ufficio è fare in modo che la pena alternativa abbia un contenuto sanzionatorio reale, da scontare nel contesto sociale, senza scambiarlo per depenalizzazione”.

Coinvolte diverse intelligenze. L’esecuzione esterna è una priorità. Lucia Castellano gestisce i 72 uffici di Esecuzione Penale Esterna d’Italia, suddivisi in 11 interdistrettuali, 18 distrettuali e 43 locali. “Il Ministro Orlando – continua Lucia Castellano – ha voluto fortemente gli Stati Generali dell’Esecuzione Penale interna ed esterna, che hanno coinvolto tutte le intelligenze del Paese, da professori universitari, ad architetti, sociologi, giuristi, allo scopo di elaborare un documento di reimpostazione dell’organizzazione della pena. Dai 18 tavoli di lavoro che hanno prodotto il documento è emersa con chiarezza la priorità dell’esecuzione esterna rispetto a quella carceraria”.

Misure alternative alla detenzione, le ultime news.

Le misure alternative alla reclusione sono:1) L’ affidamento in prova al servizio sociale che coinvolge 13.651 condannati, i quali vengono affidati agli Uffici di Esecuzione Penale Esterna che li prendono in carico e organizzano per loro un programma di recupero e reinserimento sociale;2) Detenzione domiciliare, che coinvolge 10.324 condannati;3) Semilibertà, per 814 persone che lavorano fuori, ma dormono in carcere.

Un dato molto interessante è quello relativo alle revoche delle misure alternative per commissione di nuovi reati, che raggiunge solo lo 0,74%, rispetto al totale.Far lavorare il condannato nel territorio. “Ogni parte d’Italia, ogni distretto, ha una propria vocazione: turistica, industriale, agricola. L’obiettivo degli uffici sul territorio è quello di trovare risorse, per impiegare chi commette reato in quelle che sono le peculiarità del luogo in cui viene punito – conclude Lucia Castellano – Prendiamo contatti con altri Ministeri, con enti di volontariato, con chi si occupa della cura del territorio, affinché gli autori di reato possano riparare alla violazione del patto sociale rendendosi utili alla collettività: un concetto di pena riparativo, dunque, che ricucia lo strappo che il singolo ha causato alla collettività”.

L’Esecuzione Penale Esterna garantisce inclusione sociale. “Quarant’anni di esperienza e i recenti sviluppi della esecuzione penale esterna – dice Stefano Anastasia, Garante dei Detenuti di Lazio e Umbria e coautore del libro Abolire il carcere, con Luigi Manconi – ci dicono che l’alternativa al carcere c’è, è possibile e utile praticarla. L’esecuzione penale esterna garantisce più sicurezza e più inclusione sociale, tanto ai condannati quanto alla società. Certo richiede coraggio, condivisione e investimenti: il coraggio di resistere alla sirena populista del carcere; la condivisione delle azioni per il reinserimento con le altre amministrazioni statali, territoriali e del privato sociale; l’investimento nelle strutture pubbliche che se ne occupano”.

“In carcere non ci sono più di 10.000 persone che, per titolo di reato o per affiliazione criminale, possano essere qualificate pericolose. Le altre 40.000 appartengono a quella che Sandro Margara, grande giudice di sorveglianza e capo dell’amministrazione penitenziaria, chiamava “detenzione sociale”: persone che sono in carcere perché prive di mezzi per starne fuori. Il potenziamento dell’esecuzione penale esterna serve anche a evitare che i più bisognosi siano costretti in carcere come in un grande ospizio dei poveri. Il primo grande obiettivo di una giustizia penale riformata dovrebbe essere quello, quindi, di fare dell’esecuzione penale esterna non un privilegio o un beneficio, come ancora si dice del linguaggio carcerario, ma la modalità ordinaria di esecuzione delle pene”.

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