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Bollo-auto

Bollo Auto non pagato: i termini di prescrizione previsti dalla legge. Una sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Bari (3647/04/15) ha confermato che se il bollo auto cade in prescrizione il contribuente non è tenuto a pagarlo. I termini di prescrizione sono di 3 anni e si contano a partire dall’anno successivo a quello in cui si doveva pagare il bollo. Questa condizione è valida sia se l’avviso di accertamento è stato notificato entro i termini sia se nei 3 anni successivi non è stato notificato alcun atto finalizzato alla riscossione e interruttivo della prescrizione. Il mancato pagamento del bollo auto resta prescritto, nonostante il debito risulti iscritto a ruolo è inserito nell’estratto conto Equitalia.

Bollo Auto non pagato: i termini di prescrizione previsti dalla legge.

Per esempio se un contribuente non versa il pagamento del bollo nel 2010 e riceve un avviso di accertamento a settembre 2013, il bollo auto non pagato cade in prescrizione dal 1° gennaio 2017, cioè dopo 3 anni e 61 giorni dopo la notifica. Anche nel caso di una cartella Equitalia notificata dopo il 1° gennaio 2017 il bollo è prescritto. In caso di cartella ricevuta nel 2016 invece la tassa automobilistica deve essere pagata e non sono previsti tempi di prescrizione. Se Equitalia (o altri Enti preposti per la riscossione) notificano al contribuente un avviso o una cartella di pagamento, i 3 anni dei temi di prescrizione si calcolano a partire dalla notifica del suddetto avviso.

Tuttavia, se tale avviso viene recapitato dopo il 31 dicembre 2019, la legge prevede che il proprietario del veicolo non sarà più tenuto a pagare la tassa, perché dal 1° gennaio 2020 il vecchio bollo cade in prescrizione. Nonostante dal 1993 il bollo auto sia un tributo di competenza regionale (solo per le Regioni a statuto ordinario, mentre è rimasto un tributo di tipo erariale per quelle a statuto speciale), le regioni non possono emettere provvedimenti di proroga o di condono che possono allungare il termine entro cui richiedere tassa di possesso, come confermato anche dalla I Sezione civile della Corte di Cassazione (sentenza n. 3658/1997).

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