Diabete, un nuovo approccio alla malattia grazie alla IA ed alla ricerca scientifica

Una malattia che interessa circa 3 milioni di italiani, a volte con conseguenze fortemente invalidanti. Buoni risultati stanno emergendo da recenti studi.

Diabete

Il diabete è una malattia metabolica che purtroppo riguarda milioni di persone. Attualmente, la comunità medico-scientifica riconosce l’esistenza di 3 grandi tipologie di diabete mellito: il diabete di tipo 1, il diabete di tipo 2 e il diabete gestazionale; un tempo, la classificazione del diabete era più ampia e meno semplice da consultare. Il diabete è una malattia molto diffusa: in Italia sono circa 3.5 milioni le persone a cui è stato diagnosticato con un aumento di circa il 60% negli ultimi 20 anni. Si pensa che tanti altri siano malati senza saperlo, tanto che il numero reale dei diabetici in Italia superi i 4 milioni.

I vari tipi di diabete ed i fattori di rischio.

Il diabete più comune è quello di tipo 2 e solo circa un 5% della popolazione presenta diabete tipo 1. Il diabete mellito di tipo 1 è legato ad un malfunzionamento del sistema immunitario, mentre il diabete mellito di tipo 2 comprende tutte le forme di diabete, dovute a un deficit di secrezione dell’insulina, da parte delle cellule beta pancreatiche delle isole di Langerhans, resistenza dei tessuti dell’organismo all’azione dell’insulina. Il diabete gestazionale comprende le forme di diabete secondarie allo stato di gravidanza, ed in genere è un fenomeno transitorio. Tra i vari fattori di rischio del diabete di tipo 1 sono familiarità, l’essere affetti da altre malattie autoimmuni, mentre tra i vari fattori di rischio per il diabete di tipo 2 sono sovrappeso/obesità, mancanza di esercizio fisico, ipertensione arteriosa, alterazioni del metabolismo dei grassi.

L’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata all’Oct.

Dei 3 milioni di italiani con diabete, circa il 30% convive con la retinopatia diabetica. Di questi, l’8% ha la maculopatia, quindi è cieco o rischia di diventarlo a causa della malattia. Lo ha spiegato all’Adnkronos Edoardo Midena, della Società italiana della retina (Sir) e direttore della Clinica oculistica dell’università degli Studi di Padova, che ha ribadito l’importanza di un intervento precoce. Oggi l’intelligenza artificiale consente in maniera automatica la rapidissima definizione della presenza e della tipologia di edema maculare. Quest’ultimo rappresenta una delle forme più frequenti ed invalidanti nell’ambito della retinopatia diabetica.

Secondo Midena i trattamenti devono essere tempestivi per offrire risultati significativi e prevenire la cecità. In nostro aiuto abbiamo l’intelligenza artificiale applicata alla principale tecnica diagnostica (denominata Oct) che consente in maniera automatica la rapidissima definizione della presenza e della tipologia di edema maculare e, successivamente, una obiettiva quantificazione del miglioramento dopo trattamento e delle eventuali recidive. Anche la prevenzione è molto importante. Per tale motivo è essenziale lo screening della popolazione diabetica, anche in questo caso con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale, che possono essere addirittura completamente automatici.

Un approccio diverso verso la malattia.

La Giornata Mondiale del Diabete è stata come ogni anno un’opportunità unica per riflettere sulla malattia, non solo dal punto di vista qualitativo e quantitativo, ma anche per valutare i progressi significativi nel campo della ricerca. In una lunga intervista di alcune settimane fa de Il Corriere della Sera realizzata al professor Lorenzo Piemonti, Primario dell’Unità Operativa Medicina Rigenerativa e dei Trapianti e direttore del Diabetes Research Institute (DRI) presso l’IRCCS Ospedale San Raffaele, sono emerse importanti novità. Secondo Piemonti, al giorno d’oggi è necessario cambiare il nostro approccio alla malattia. Attualmente il diabete ha un impatto significativo sia sulla qualità, sia sulla quantità della vita umana. I

ll diabete non è più semplicemente una problematica clinica, ma una malattia con implicazioni sociali, destinata a esercitare una forte pressione e a mettere a rischio i sistemi di welfare mondiali. Le attuali terapie non permettono una guarigione e hanno di fatto trasformato il diabete in una malattia cronico-degenerativa. Con i numeri, il peso sociale umano ed economico che stiamo affrontando, non possiamo più permetterci questa connotazione. L’atteggiamento dovrà essere orientato verso la ricerca di cure risolutive e strategie di prevenzione totali per il prossimo futuro.

Educare la popolazione ad un corretto stile di vita.

La riduzione del peso nei soggetti obesi affetti da diabete di tipo 2 può portare a una remissione della malattia. Questo rappresenta un elemento cruciale da integrare in un approccio più ampio, che dovrebbe comprendere un impegno crescente nell’educazione alimentare e nell’adozione di uno stile di vita attivo. Tale impegno dovrebbe diventare una componente essenziale di qualsiasi politica sanitaria a ogni livello. In questa direzione, si sta considerando la prescrivibilità dell’esercizio fisico, ossia la possibilità appunto di prescrivere l’attività fisica come si farebbe con un farmaco, riconoscendo il suo impatto positivo sulla salute.

Le ultime ricerche alimentano la speranza di poter cambiare il corso questa malattia sempre più invalidante.

Nell’ambito dei progressi nel trattamento del diabete di tipo 1, il professor Piemonti ha evidenziato che oggi, si sta lavorando per creare le cellule che producono insulina in laboratorio, partendo dalle cellule staminali. Attualmente, le cellule produttrici di insulina possono essere ricreate in laboratorio e si sta studiando come renderle potenzialmente invisibili al sistema immunitario. In questo contesto, il Diabetes Research Institute (DRI) è uno dei primi centri europei a condurre trial clinici utilizzando cellule ottenute da staminali, sia con, sia senza immunosoppressione, dimostrando che queste cellule sono in grado di curare la malattia nell’uomo, come indicato dai primi dati a livello mondiale. Secondo Piemonti ci sono prove precliniche molto solide e le prime evidenze cliniche che queste idee possano davvero cambiare la storia della malattia, cosa che dobbiamo perseguire a 360° con sforzi sempre maggiori.

Politiche di sensibilizzazione e prevenzione delle malattie.

La popolazione va sensibilizzata all’adozione di un corretto stile di vita, incentivata e sostenuta nell’attività di screening e prevenzione, affinchè l’approccio a questa e ad altri tipi di malattie sia più consapevole e tempestivo possibile e si possano ridurre gli effetti che incidono sulla qualità e sull’aspettativa di vita della popolazione. La prevenzione, in particolare, è utile per evitare la comparsa, la diffusione e la progressione delle malattie e il determinarsi di danni irreversibili quando la patologia è in atto. Tantissimi studi scientifici hanno dimostrato l’importanza della prevenzione per ridurre l’incidenza delle malattie e la mortalità e di conseguenza i costi per il SSN e la società, e per favorire il mantenimento del benessere e della qualità della vita. In una moderna concezione di salute la sua promozione e la prevenzione si fondano su azioni congiunte di vari settori della società, in cui un ruolo fondamentale è svolto dalla diagnosi precoce.

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