Ilaria Salis compare incatenata mani e piedi nel tribunale di Budapest!

Undici anni di reclusione richiesti dalla procura di Budapest per Ilaria Salis, la militante antifascista italiana accusata di aver aggredito due militanti neonazisti.

Ilaria Salis

La procura di Budapest ha chiesto undici anni di carcere per Ilaria Salis, la militante antifascista che fa la maestra elementare a Monza. La donna, dell’età di trentanove anni, è accusata di aver preso parte all’aggressione di due militanti neonazisti nel corso di una contromanifestazione svoltasi nella capitale l’11 febbraio 2023, mentre si teneva un raduno dei nostalgici di Hitler, chiamato il ‘Giorno dell’onore’. Tuttavia, come evidenzia il suo avvocato difensore Gyorgy Magyar, non vi è alcuna prova contro l’insegnante lombarda, che si trova da undici mesi in carcere a Budapest in condizioni di detenzione inumane, dopo che lo scorso giugno i giudici le hanno negato gli arresti domiciliari.

A Budapest condizioni detentive da Medio Evo!

Isolamento, topi, scarafaggi, impossib ilità di leggere gli atti processuali, nessun contatto con la famiglia per mesi, queste sono le condizioni detentive cui è stata sottoposta per undici mesi l’antifascista italiana. Intanto l’udienza di ieri, in cui la donna è apparsa in catene mani e piedi, è stata aggiornata al 24 maggio prossimo. Nell’aula del tribunale – in cui oltre alla Salis c’erano altri due coimputati, un uomo e una donna tedeschi – la pm ha presentato Ilaria come l’imputata principale, che avrebbe partecipato a quattro aggressioni causando lesioni corporali aggravate. In realtà le lesioni riportate dai neonazisti in questione sono lievissime, e totalmente spropositata e sproporzionata appare la richiesta di pena per la militante antifascista italiana. Anche perché in Ungheria le aggressioni perpetrate dai neonazisti e neofascisti vengono lasciate sostanzialmente impunite.

Le autorità ungheresi parteggiano per i neonazi!

Per il padre dell’insegnante, Roberto Salis, si tratta di una “situazione incredibile e ingiusta”. E ancora: “In quei giorni ci sono stati attacchi di nazifascisti contro antifascisti e persone che si trovavano sulla loro strada. Però sono stati liberati in due giorni. Gli antifascisti in Ungheria non sono graditi e vengono colpiti in modo impari”. Infatti ben severo è l’atteggiamento delle autorità ungheresi verso i democratici e gli antifascisti.

Un atto di accusa privo di fondamento!

L’atto di accusa che ha portato al rinvio a giudizio della Salis sostiene che gli imputati farebbero parte di un gruppo estremista di sinistra, organizzatosi in Germania e composto principalmete da giovani che, oltre a partecipare a manifestazioni e cortei, avrebbe pianificato di combattere con aggressioni fisiche i militanti di ideologia neonazista e neofascista. Tuttavia il difensore evidenzia che è “in dubbio lo stesso fatto che fosse presente alle aggressioni in questione, o che sia intervenuta incontrando i neonazisti. L’atto di rinvio della procura è privo di fondamento e non ci sono prove nemmeno per il concorso in associazione per delinquere”.

Situazione carceraria e processuale che vìola le nostre leggi!

L’avvocato italiano di Ilaria, Eugenio Losco, presente in aula, ha dichiarato che è una “situazione carceraria e processuale che vìola le nostre leggi, anche perché Ilaria si è dichiarata non colpevole ma ha spiegato di non aver mai potuto leggere gli atti, che non le sono stati mai tradotti, e di non aver ancora visto le immagini su cui sostanzialmente si fonda l’accusa. E quindi ha riferito di non poter presentare nessuna memoria, cosa che è ammessa nel processo ungherese”. Magyar ha aggiunto che la donna “è trattata come un terrorista internazionale pericoloso“, ricordando la “detenzione sotto stretta sorveglianza, l’impedimento per molto tempo dei contatti con la famiglia e le autorità italiane”.

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