Lavoro agile, nuovo assetto a partire da aprile 2024!

Sullo smart working bisognerà stare agli accordi fra aziende e lavoratori. Secondo Rotondi del Cnel è necessario un restyling normativo rispetto al 2017.

Smart working

Dall’inizio di questo mese ha avuto termine lo smart working basato sulle procedure semplificate messe in opera nel corso della pandemia per coloro che erano affetti da certe patologie. Adesso ci si può solo affidare agli accordi individuali fra aziende e lavoratori. Al tempo stesso scade la proroga del lavoro agile nel privato per i genitori di minori under 14. Nel 2024 si valuta che saranno 3,65 milioni coloro che fanno uso del lavoro agile in Italia, come aveva accertato l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano.

I benefici dello smart working secondo Francesco Rotondi del Cnel!

A tale proposito il giuslavorista Francesco Rotondi, consigliere del Cnel e fondatore dello studio LabLaw, osserva che in un contesto di tal genere “si torna quindi al modello stabilito nel 2017. Il Covid aveva comportato un utilizzo massivo dello strumento, che dall’innovazione organizzativa è migrato verso una finalità emergenziale. Ciò ha generato due effetti di sistema: da un lato sganciando lo smart working dalla finalità propriamente imprenditoriale, ma dall’altro ha dimostrato la sua ampia praticabilità e i suoi benefici anche sul piano sociale“.

Verso un restyling normativo della legge del 2017!

Il giuslavorista evidenzia che “alla prima fase di scetticismo, è seguita una fase di ottimismo eccessivo, che ha per certi aspetti sottovalutato la necessità di coniugare lo smart working con lo ‘stile organizzativo’ delle imprese” per poi concludere che perciò “si discute della necessità di un restyling normativo della legge del 2017, anche se la criticità maggiore pare essere quella che riguarda l’adattamento dell’organizzazione aziendale allo strumento. Perché è emersa con prepotenza una istanza sociale che individua nello smart working uno strumento assai efficace di conciliazione dei tempi di lavoro, di cura e di vita, che si spinge fino a invocare un ‘diritto allo smart working‘”.

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