L’invito del Papa a preferire la concretezza all’evanescente virtualità delle relazioni

Arriva forte il messaggio di Papa Francesco a riappropriarci della concretezza delle relazioni, fatte di gesti concreti e di vicinanza, di aiuto e conforto.

Papa Francesco

Attualissimo il messaggio del pontefice nell’Angelus di oggi, che pone l’accento sulla necessità di recuperare la concretezza nei rapporti ed abbandonare la virtualità delle relazioni, insidia del mondo moderno. Papa Francesco parte dall’analisi della parabola odierna in cui si parla della guarigione del lebbroso da parte di Gesù, che fa poche parole e fatti concreti. Parla poco, ed alle parole fa seguire prontamente le azioni. Questa concretezza è essenziale in un mondo come il nostro in cui si fa sempre più strada un’evanescente virtualità della relazione. Il messaggio e la parabola di oggi ci devono essere d’esempio nella vita di tutti i giorni, quando invece di agire prontamente ed aiutare il prossimo bisognoso ci riempiamo la bocca solo di belle parole senza mettere in pratica gesti concreti di vicinanza.

L’amore è fatto di presenza concreta e non di messaggi virtuali.

Il Pontefice spiega che le relazioni e l’amore hanno bisogno di concretezza, di presenza, di incontro. Non possono ridursi a parole, ad immagini, a selfie di un momento o a messaggini frettolosi. Dobbiamo porci in ascolto delle persone, e renderci disponibili alle richieste concrete di chi ha bisogno d’aiuto. Dobbiamo chiederci quando è stata l’ultima volta che siamo andata a visitare una persona sola e malata e che abbiamo cambiato i nostri programmi per venire incontro alle esigenze di chi ci chiedeva aiuto. Si tratta da parte del Pontefice di un invito a prestare attenzione concreta alle esigenze del nostro prossimo, ed a mettere da parte la frettolosità dei rapporti a cui ci ha portato la vita quotidiana, fatta di scambi di messaggi veloci che aiutano le relazioni ma che da non soli non bastano, e che non sostituiscono la presenza, la vicinanza ed il conforto per coloro che soffrono e sono in difficoltà.

Combattere oggi più di ieri l’emarginazione dilagante.

Il Papa, soffermando sul Vangelo di Marco, che racconta dell’incontro di Gesù con un lebbroso, abbandonato dai suoi concittadini che avevano paura di essere contagiati, tocca anche il tema sempre più attuale dell’emarginazione, che sperimentata da quel lebbroso si ripete tante volte nella vita di tutti i giorni. Quante persone sofferenti incontriamo sui marciapiedi delle nostre città, e quante paure, pregiudizi e incoerenze, pure tra chi crede e si professa cristiano, e queste paure continuano a ferirle ulteriormente. Anche nel nostro tempo c’è tanta emarginazione, ci sono barriere da abbattere, ‘lebbre’ da curare. Chi segue Cristo è chiamato a ‘farsi vicino’ a chi soffre.

Donarsi agli altri senza paure e pregiudizi.

Quando prendiamo le distanze dagli altri per pensare a noi stessi, quando riduciamo il mondo alle mura del nostro “star bene”, quando crediamo che il problema siano sempre e solo gli altri, siamo afflitti dalla “lebbra dell’anima”, che ci rende insensibili all’amore, alla compassione e ci distrugge attraverso le “cancrene” dell’egoismo, dell’indifferenza e dell’intolleranza. Amati da Cristo dobbiamo, invece, riscoprire la gioia di donarci agli altri, senza paure e senza pregiudizi, e di amare, al di là di ogni calcolo e convenienza.

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