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Riforma pensioni, le novità ad oggi 5 settembre 2017 su Ape volontaria, anticipo pensionistico, Fase due

Pensioni, contributi e misure per i giovani. Le ultime news sul fronte contributivo, pensionistico, in particolare a favore dei giovani vengono fornite dal il viceministro dell’Economia Enrico Morando in un’intervista all’AdnKronos. Per Morando è necessario puntare alcuni miliardi di risorse sui giovani per un taglio drastico dei contributi per i nuovi assunti per i primi due anni cui far seguire un taglio strutturale più contenuto per chi viene stabilizzato in maniera definitiva. Sarà questa la “priorità assoluta” della prossima manovra di bilancio. Una manovra light, assicura, di entità pressoché dimezzata rispetto alle indicazioni del Def e che comunque continuerà a puntare sullo sviluppo (confermando il credito d’imposta per la ricerca, il superammortamento per le imprese e le agevolazioni ai contratti di secondo livello) oltre che tenere i conti in linea con le indicazioni di Bruxelles.

“Dopo le misure adottate con le precedenti manovre (80 euro, Sia, e quattordicesima pensionati) che hanno migliorato le condizioni delle fasce più deboli ad eccezioni dei giovani -spiega Morando – è giunto il momento di intervenire massicciamente e univocamente per migliorare l’occupazione dei giovani. Per i quali , premette, la soluzione non è quella dell’assegno per tenerli a non fare niente. Occorre allora puntare alcuni miliardi in una operazione che agevoli l’ingresso nel mondo del lavoro. La mia idea è che per ogni giovane che viene assunto occorre prevedere per i primi due anni una fiscalizzazione degli oneri contributivi dell’ordine del 50%. Passati i due anni in capo a quel giovane deve rimanere una riduzione strutturale dei contributi di 4 punti percentuali da dividere al 50% tra impresa e lavoratore”.

Riforma pensioni: le ultime novità ed il punto di Orietta Armiliato del CODS.

Sul fronte pensioni, in particolare in merito alle novità della settimana appena trascorsa, il consueto punto viene fatto da Orietta Armiliato del gruppo Facebook Comitato Opzione Donna Social. “Carissime –  esordisce la Armiliato – è trascorsa una sola settimana dal nostro ultimo punto e le notizie che ci hanno accompagnate durante questi giorni ci hanno dato modo di ragionare su più questioni che provo a riepilogare. Naturalmente si attendeva l’incontro fra Governo e OO.SS per capire come gli intendimenti annunciati dalle parti si potessero sviluppare fino alla formalizzazione di una bozza di proposta sulla quale poter ragionare in maniera concreta. Non è andata esattamente così ma, gli esiti dell’incontro e le dichiarazioni degli addetti ai lavori hanno confermato la volontà politica già espressa ovvero, di voler procedere speditamente per arrivare a comporre le proposte che saranno, dopo i necessari e dovuti confronti, inserite nella bozza della legge di stabilità che proseguirà da ottobre in avanti il proprio cammino per approdare alle camere, essere discusse, stralciate ed emendate fino a definizione”.

Riforma pensioni e i prossimi appuntamenti in programma tra governo e sindacati: le misura allo studio per il pensionamento anticipato delle donne.

Armiliato ricordando i prossimi appuntamenti in programma per fine agosto:”Il verbale siglato lo scorso settembre prevedeva, fra le altre, la possibilità di riconoscere e valorizzare il lavoro di cura svolto dalle donne che è diventato insieme alla questione della garanzia previdenziale futura dei giovani, tema centrale. Nel prossimo incontro già schedulato per il 30 Agosto e che sarà dedicato ai soli temi previdenziali, si entrerà nel vivo del dibattito tecnico, ancorché politico, per sancire i termini puntuali di quella che sarà la proposta definitiva.

Si sta infatti profilando sia la possibilità di riconoscere anni di contribuzione sia di abbassare l’età anagrafica per aiutare le donne a raggiungere anticipatamente la quiescenza. Questo anche perché la statistica stilata a seguito delle domande pervenute per accedere ad Ape Social, ha rilevato una scarsa richiesta da parte delle donne (sotto il 30%), laddove la motivazione va ricercata nell’impossibilità di raggiungere, per le lavoratrici, i requisiti di accesso imposti sia anagrafici sia contributivi″.

In conclusione sottolinea la Armiliato: «La questione, come facilmente si può immaginare, è piuttosto complessa poiché è vero che è necessaria e reale l’esigenza delle donne di poter trovare una via tramite la flessibilità in uscita ma, è altrettanto vero, che è essenziale assicurare pensioni adeguate dovendo però mantenere la sostenibilità del sistema previdenziale. Prendiamo atto che nel manifesto diffuso dalle sigle sindacali unitariamente, ci sia la volontà di, e riporto testualmente “monitorare l’impatto degli ultimi provvedimenti in materia di ‘esodati’ e ‘opzione donna‘, gestendo prevedibili residue problematiche rimaste ancora senza soluzione;

auspichiamo che il riferimento sia all’impossibilità del Cumulo gratuito dei contributi per poter accedere sia per le donne alla misura dell’opzione donna, sia per gli esodati che, a seguito della norma sancita con la legge di stabilità 2017 sono rimasti esclusi, perpetrando da parte del legislatore un’iniquità che deve essere sanata senza meno.#noinondesistiamo. Il Comitato Opzione Donna Social proseguirà il lavoro iniziato lo scorso anno in tempi “non sospetti” e, permettetemi di dire, dimostrando una visione lungimirante ancorché contro corrente rispetto ai vari temi messi in campo da più parti, supportando e sostenendo queste proposte che ricalcano gli obiettivi per i quali si è formato”.

Pensioni dei parlamentari, le ultime news di Cesare Damiano.

Sul fronte pensioni, le ultime news vengono fornite da Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro alla Camera. «Sono passati pochi giorni – sottolinea Damiano – dall’approvazione alla Camera della proposta di legge Richetti sui vitalizi che, puntuale come un orologio svizzero, comincia il dibattito sulla necessità di tagliare nuovamente le pensioni anche ai lavoratori attraverso un ricalcolo retroattivo delle pensioni retributive in essere. Lo avevamo previsto. Basta leggere l’articolo di Marco Ruffolo sulla Repubblica. Perché mi sono opposto alla legge Richetti e non l’ho votata? Perché non voglio tagliare i vitalizi? Al contrario, sono proprio d’accordo su una loro ulteriore riduzione. Sostengo semplicemente che si potevano adottare altre soluzioni meno pericolose.

Ho approvato nel 2011 l’introduzione del contributivo pro rata per i parlamentari (che è stato successivamente esteso a tutti i lavoratori dalla legge Fornero), che di fatto i vitalizi li ha superati, e ho firmato la proposta di legge Giacobbe che metteva un tetto di 5.000 euro mensili al totale di pensioni e vitalizi (regionali, nazionali ed europei). La mia contrarietà sta nella scelta del metodo adottato, quello del ricalcolo pregresso dei contributi. A parte il rischio di incostituzionalità, il provvedimento apre il varco, come si è visto, alla possibilità di estenderlo anche ai lavoratori dipendenti e autonomi. Nell’articolo Marco Ruffolo dice: “…per intere generazioni di pensionati dai 60 anni, …a differenza di quanto potrà accadere tra poco agli ex parlamentari, le regole più rigide introdotte nel 1996 non vengono applicate retroattivamente. Almeno finora”. Le ultime due parole siano di monito a quanti hanno spergiurato che il problema non si sarebbe mai posto. L’articolo fa anche degli esempi e allega delle tabelle: per le pensioni fino a 1.500 euro lordi mensili, quelle che ci interessano di più perché includono gli operai e gli impiegati di qualifica medio-bassa, il ricalcolo contributivo comporrebbe un taglio di circa il 24%, poco più di 300 euro al mese. Sarebbe una bella botta per milioni di pensionati che arrivano ai 1.200 euro netti.

Ruffolo ripropone il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte affermando che, quando fu proposto, qualcuno gridò allo scandalo. Chi? Non certo noi, perché la misura è stata introdotta dal Governo Letta nella Finanziaria del 2014 per il triennio 2014-2016 (la Corte si è dichiarata contraria a un intervento strutturale). Noi siamo per riproporlo, ma con una nuova formula, al fine di aggirare le obiezioni costituzionali. Il prelievo di Letta era del 6%, del 12% e del 18%, applicato alla parte eccedente agli importi pensionistici superiori, rispettivamente, di 14, 20 e 30 volte il trattamento minimo INPS: stiamo parlando di importi annui dai 90.000 euro lordi in su. Contributo di solidarietà sì, ricalcolo no. Pensiamo di avere espresso chiaramente il nostro punto di vista».

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