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Riforma pensioni, le novità ad oggi 5 settembre 2017 su Ape volontaria, anticipo pensionistico, Fase due

Riforma pensioni, le novità ad oggi 6 settembre 2017 su Ape volontaria, anticipo pensionistico. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha firmato ieri mattina il Dpcm sull’Ape volontaria. E’ quanto si legge sul sito di Palazzo Chigi. “Gentiloni ha firmato, con qualche mese di ritardo, il Decreto sull’APE volontario: adesso si tratta di renderlo operativo. Molte cose sono ancora da fare, a partire dalle convenzioni con banche e assicurazioni e bisogna affrettate i tempi perché i tassi si stanno rialzando. Si compie oggi, con la firma, un altro passo avanti sulla strada della flessibilità anche se, a differenza dell’APE sociale, si tratta di una misura onerosa per i lavoratori. Ci auguriamo che il Governo stipuli rapidamente le convenzioni per avere un costo cumulato, prestito bancario più assicurazione, non superiore al 4% per ogni anno di anticipo”. Lo dichiara Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera. “Lo strumento – prosegue – come è noto, è del tutto volontario e a disposizione di quei lavoratori che ritengono conveniente andare in pensione a 63 anni anche tagliando l’importo dell’assegno pensionistico”.

Riforma pensioni, le novità ad oggi 6 settembre 2017 su Ape volontaria, anticipo pensionistico.

Critico il giudizio della Cgil. Il segretario confederale, Roberto Ghiselli, ricorda che “l’Ape volontaria non è un anticipo di pensione, contrariamente a quanto affermato dalla sottosegretaria alla Presidenza del consiglio Boschi, ed è tutt’altro che operativa”. Ghiselli specifica infatti che si tratta di “un prestito bancario oneroso per i lavoratori, che dovrà essere restituito per intero con tanto di costi per interessi e garanzie assicurative”. “È bene inoltre ricordare – aggiunge il dirigente sindacale – che l’Ape volontaria è tutt’altro che operativa, mancando ancora la registrazione della Corte dei Conti, la pubblicazione, la circolare Inps e, soprattutto, le convenzioni con il sistema bancario ed assicurativo, con tutte le insidie che ciò può nascondere soprattutto in termini di tassi d’interesse da applicare a carico dei lavoratori”.“Naturalmente – conclude il segretario confederale – saranno le singole persone a valutare se utilizzare o meno l’Ape, e la Cgil e il suo Patronato garantiranno a tutti le adeguate informazioni su questo strumento”.

Riforma pensioni, legge di Bilancio, Fase due: le ultime novità.

Intanto, il 7 riprenderanno gli incontri tra governo e sindacati sul fronte lavoro, pensioni e previdenza. Per Damiano varie sono le priorità da affrontare: “È importante che Poletti abbia ribadito a Cernobbio che la legge di Bilancio conterrà anche interventi sulle pensioni. L’ostilità iniziale e pregiudiziale del Governo al tema pare ormai superata. Bisogna evitare che si scateni una guerra tra generazioni mettendo in contrapposizione il tema del lavoro con quello della previdenza”. “I due argomenti sono complementari – spiega Damiano – mandare in pensione anticipata gli anziani significa fare spazio ai giovani nei luoghi di lavoro; incentivare in modo strutturale le assunzioni di giovani a tempo indeterminato, significa garantire quella continuità di lavoro che rappresenta la via maestra per ottenere una pensione dignitosa”.

Pensione di garanzia e lavori di cura, le ultime news ad oggi 6 settembre 2017.

Ed ancora ribadisce Damiano è importante “realizzare l’obiettivo di una pensione contributiva di garanzia, per chi ha cominciato a lavorare dal 1996 e avrà una previdenza calcolata sui soli contributi versati in una vita di lavoro, significa soccorrere coloro che hanno avuto la sfortuna di dover subire un lavoro discontinuo e mal pagato: lavoratori poveri il cui destino sarà quello di diventare pensionati poveri; rallentare l’innalzamento dell’eta’ pensionabile, che porterà i giovani a dover lasciare il lavoro a 70 anni, significa riconoscere che nel 2015, per la prima volta dal dopoguerra, l’aspettativa di vita e’ diminuita e calerà anche quest’anno, se si confermano i dati dei primi mesi: non per un motivo solo demografico, ma perché l’aumento della povertà impedisce a troppe persone di poter curare la propria salute; riconoscere alle donne il valore dei lavori di cura in termini di contributi previdenziali, è un intervento sociale e un parziale risarcimento dopo il brusco innalzamento da 60 a 65 anni dell’età pensionabile, attuato dal Governo Berlusconi, senza che i risparmi ottenuti, nonostante le promesse, tornassero a vantaggio del lavoro femminile”. “Di questi temi vogliamo parlare nella legge di Bilancio e ci auguriamo che il tavolo di discussione con il sindacato ci aiuti a trovare le giuste soluzioni legislative”, conclude.

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