CONDIVIDI
Riforma pensioni, novità ad oggi 14 agosto 2017 su pensioni anticipate, Ape, età pensionabile, pensioni donne

Riforma pensioni 2017, le news ad oggi su legge Fornero, età pensionabile, vitalizi. Le novità sul fronte delle pensioni vengono fornite da Cesare Damiano, Presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che dichiara:”Il tema dei vitalizi deve trovare una soluzione definitiva. Sono d’accordo con Renzi che le regole previdenziali debbano essere uguali per l’operaio e per il parlamentare. Faccio però notare che il contributivo pro rata è già in vigore dal primo gennaio 2012 per tutti, lavoratori e politici. Una decisione che il Parlamento ha addirittura preso prima della legge Fornero”.

Riforma pensioni 2017, le news ad oggi su età pensionabile, sistema contributivo.

“La discussione su questo tema – prosegue Damiano – deve essere l’occasione per rivedere le attuali regole previdenziali che, per chi andrà in pensione con il calcolo contributivo, consentono solo a chi a chi ha più di 2,8 volte l’assegno sociale di andare in pensione a 63 anni; chi ha pensioni più basse deve addirittura avere 70 anni di età”. “Una regola assurda introdotta dalla legge Fornero – spiega Damiano – che contraddice palesemente il fatto che, con il contributivo, la pensione erogata è calcolata sui contributi versati. Quindi non ha senso mettere dei tetti. Occorre ricordare che, ai tempi della legge Dini, con il contributivo si poteva andare in pensione a partire dai 57 anni”. “La revisione di questa normativa è anche richiamata nel verbale (fase 2) sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Governo Renzi nel settembre scorso. La regola del ‘2,8’ va cancellata o fortemente ridimensionata a vantaggio di tutti, a partire dai lavoratori”, conclude.

Pensioni al femminile e lavori di cura. Le news ed il punto di Patrizia Maestri (Pd).

Le ultime news sul fronte pensioni donne, vengono fornite dall’onorevole Patrizia Maestri, che in un post ufficiale ha affrontato la questione delle pensioni al femminile e dei lavori di cura. “Mancato riconoscimento dell’impegno domestico e familiare, difficoltà nell’ottenimento del part-time e di riduzioni dell’orario per conciliare tempi di vita e lavoro, contratti ancora troppo precari e differenze salariali inaccettabili. È una realtà in chiaroscuro quella descritta dal rapporto “Mamme equilibriste” elaborato dall’associazione Save the Children sulla quale, proprio in occasione della festa della mamma, dovremmo tutti soffermarci a riflettere”, ha affermato.

“L’Italia occupa una non invidiabile 27° posizione tra i 28 paesi europei per occupazione femminile e, negli ultimi anni, ha perso posizioni anche nella classifica mondiale dove si colloca al 144° posto” – ha spiegato – “Il bonus bebè di 800 euro per ogni nato recentemente istituito dal Governo rappresenta un sostegno concreto, ma certamente non basta per invertire una tendenza che vede troppe donne rinunciare al lavoro per dedicarsi alla cura dei figli o dei genitori, soprattutto in quelle aree del Paese dove la carenza o addirittura la totale assenza di servizi all’infanzia e alla terza età rende di fatto impossibile conciliare la vita professionale con gli impegni familiari”.“Le mamme sono prima di tutto donne, ed è a loro che deve tornare a rivolgersi un’azione politica che ne riconosca il ruolo irrinunciabile nella società in un’ottica moderna e non paternalistica, nella quale famiglia e lavoro possono e devono coesistere attraverso un pieno riconoscimento anche sul piano previdenziale”.

Pensioni anticipate donne, le ultime news di Orietta Armiliato.

Nel consueto punto di qualche giorno fa, anche Orietta Armiliato del gruppo Facebook Comitato Opzione Donna Social, ha parlato delle pensioni anticipate per le donne: “Sappiamo – ha sottolineato la Armiliato – che quanto scaturirà dal confronto fra i tecnici, il Governo e le parti sociali vedrà il suo sbocco solo nella prossima Legge di Bilancio ma, incominciare ad avere un’idea di quelli che saranno gli orientamenti e le proposte, sicuramente gioverebbe agli umori di chi sta aspettando che si profili all’orizzonte, che ora appare grigio e velato, uno squarcio di azzurro traducibile in una percorribile strada previdenziale per le donne che sono rimaste orfane della possibilità di accedere ad una misura che possa da un lato riconoscere i lavori di cura, così come previsto dal suddetto accordo, e dall’altro di poter anticipare i tempi di accesso alla quiescenza.

A questo proposito sulla nostra pagina abbiamo lanciato un sondaggio che, tutt’ora aperto e molto partecipato, ha visto il profilarsi di un desiderio che non dovrebbe essere complicatissimo veder realizzato poiché, intelligentemente e tenendo conto della situazione economica in cui versa il nostro Paese le donne, abituate da sempre a gestire e a far quadrare il bilancio familiare, si avvarrebbero di buon grado della formula dell’Ape, ovviamente costruita ad hoc per la platea femminile. Abbiamo ipotizzato due parametri di accesso flessibili che potrebbero essere dati da quote (anni+contributi) o fissi partendo da un’età anagrafica pari a 60 anni, con l’erogazione dell’assegno pensionistico tramite il sistema dell’anticipazione garantita dall’ammontare dell’importo della pensione futura e le donne si sono, per il momento, così espresse: Parere Positivo Voti: 304; Parere Negativo Voti: 39; Indecise Voti: 10″.

Dopo la chiusura di Opzione Donna altri scenari di pensionamento anticipato per le donne e si auspica il riconoscimento dei lavori di cura.

«Assunto che il nostro Comitato conta 2150 iscritti, anche se non tutti i membri partecipano attivamente, possiamo considerarci soddisfatti della partecipazione. Ovviamente e come sempre, non sono mancati attacchi e polemiche ed anche se questo rientra nei canoni di normalità peculiari ai Social ai quali oramai siamo avvezzi nostro malgrado, quello che dispiace é il rilevare come molte donne continuano a “sbattere le ali” come falene impazzite attorno al “palo della luce”, rappresentato dalla oramai “spenta” misura dell’Opzione Donna. Dovrebbero invece, e lo dico in nome del loro primario interesse, incominciare ad attivarsi per raggiungere il loro desiderio di ritirarsi dal mondo del lavoro, concentrandosi sulle possibilità che si potrebbero concretizzare e che potrebbero risultare anche più vantaggiose di quell’istituto, che fu pensato in tempi storici assolutamente differenti dagli attuali.

Personalmente non mi è piaciuto nemmeno “l’abito da vittima” che un certo numero di donne ha indossato ed indossa per significare il suo stato di disagio a significare, purtroppo, una mal celata o manifesta invidia verso chi, avendo conseguito i parametri di accesso nei tempi e modi che la sperimentazione prevedeva, é riuscita ad usufruirne: credo proprio che non esistano nella considerazione di nessuno, a partire dalle istituzioni, donne di serie A piuttosto che di serie B, come tristemente spesso leggiamo nei commenti ai vari post o articoli pubblicati. Detto questo, la prossima settimana provvederemo ad inviare una “Lettera Aperta” sia ai membri della Commissione Lavoro sia ai vari tecnici che siedono, incaricati dal Governo, alla cabina di regia in modo da rendere ufficiale e manifesta la posizione delle donne iscritte al Comitato Opzione Donna Social, rispetto alla flessibilità in uscita e al riconoscimento dei lavori di cura».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONDIVIDI