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Riforma pensioni, oggi 13 luglio 2017: Ape, pensioni anticipate, fase due, legge Fornero, età pensionabile

Pensione e fase due, le ultime news dopo l’incontro tra governo e sindacati. Dalle prime novità dell’incontro tra governo e sindacati di qualche giorno fa, è emerso che il governo starebbe studiando un ‘allentamento’ dei requisiti contributivi, previsti per l’accesso all’Ape social con cui tutelare maggiormente le donne impegnate nei lavori di cura e di assistenza. L’ipotesi è stata delineata nel corso dell’incontro tecnico con Cgil Cisl e Uil al ministero del Lavoro dedicato alla fase due dell’accordo sulla previdenza. Una “attenzione alle donne” e una “soluzione innovativa” che l’esecutivo potrebbe concretizzare prevedendo uno ‘sconto’ ai 30-36 anni di contributi, previsti attualmente per l’accesso all’Ape Social (insieme ai 63 anni di età) da tarare appunto sul lavoro di cura e assistenza svolto dalle donne nel corso della carriera lavorativa. Solo una ipotesi sul tavolo al momento. Il governo si sarebbe impegnato a portare simulazioni e dati già nel prossimo round tecnico che si terrà prima dell’incontro politico con i leader di Cgil Cisl e Uil presumibilmente entro la fine di luglio. Intanto, oggi giovedì 13 luglio 2017 si terrà a Roma l’Attivo nazionale unitario dei quadri e dei delegati di Cgil, Cisl e Uil, chiamato “Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani”. L’appuntamento è alle ore 9.30 presso l’Hotel Quirinale (in via Nazionale 7). L’assemblea è l’occasione per rilanciare le richieste contenute nella piattaforma unitaria presentata lo scorso anno e alla base del verbale sottoscritto con il governo il 28 settembre, i cui nodi sono ancora al centro degli incontri sulla cosiddetta “fase 2” della previdenza.

Pensioni e quattordicesima, le ultime news ad oggi 14 luglio 2017.

Anche i pensionati umbri hanno ricevuto nei giorni scorsi per la prima volta la quattordicesima allargata, ovvero l’assegno che spetta a chi abbia compiuto 64 anni di età e abbia una pensione fino a 1.000 euro lordi al mese. Si tratta in media di circa 500 euro, dunque una cifra molto importante soprattutto per chi ha pensioni basse. Solo che, denunciano Inca Cgil e Spi Cgil dell’Umbria, non per tutti è andata così: “Abbiamo ricevuto segnalazioni di mancati pagamenti – spiegano Anna Rita Manuali e Maria Rita Paggio, rispettivamente coordinatrice regionale Inca e segretaria generale Spi Umbria – da parte di cittadini che avrebbero avuto diritto all’assegno, ma che non se lo sono visto accreditare sulla pensione di luglio, come previsto”.

Ecco allora che il patronato e il sindacato pensionati invitano tutti i pensionati umbri, ex pubblici ed ex privati, a verificare l’avvenuto pagamento: “I nostri uffici del patronato e le leghe pensionati su tutto il territorio regionale sono a disposizione per effettuare le verifiche necessarie – dicono ancora Manuali e Paggio – anche sulla correttezza degli importi erogati. Non vorremmo infatti che, dopo una lunga battaglia del sindacato che ha portato all’accordo del 28 settembre 2016 per l’estensione della quattordicesima, chi ne ha diritto restasse escluso per errori o problemi di carattere meramente burocratico”.

Pensioni, legge Fornero ed età pensionabile, le ultime news ad oggi 14 luglio 2017.

In questi giorni è arrivato l’appello al governo e ai parlamentari per evitare che l’età pensionabile venga ulteriormente alzata, modificando strutturalmente la normativa. A lanciarlo è la coppia composta da Cesare Damiano, presidente della Commisisone Lavoro della Camera (Pd), e Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato (Ap). “La nostra comune convinzione è lanciare un appello al governo e ai colleghi e alle colleghe di tutti i gruppi parlamentari al fine di arrivare al rinvio strutturale dell’adeguamento”, ha affermato Damiano nel corso della conferenza stampa di pochi giorni fa. “Abbiamo ritenuto che si stesse producendo una vera situazione emergenziale – ha dichiarato Sacconi – e pensato che fosse giunto il momento di porci come strana coppia con un appello ai colleghi e al governo affinché si assumano alcune decisioni tempestive”.

“In base alla normativa attuale, risalente al governo Monti e alla ministra del Lavoro Fornero – hanno spiegato i due parlamentari – a partire dal primo gennaio 2019 si dovrà andare in pensione a 67 anni, nel 2021 a 67 anni e 3 mesi, nel 2031 a 68 e 1 mese, nel 2041 a 68 anni e 11 mesi e nel 2051 a 69 e 9 mesi. L’innalzamento dell’età avviene in modo automatico in base alle aspettative di vita rilasciate dall’Istat, ed è sufficiente una nota congiunta dei direttori dei ministeri dell’Economia e del Lavoro. In Europa, hanno sottolineato, non ci sono situazioni similari: in Austria l’età per la pensione è di 65 anni per gli uomini e 60 per le donne; in Belgio e in Danimarca è 65 anni per tutti; nei Paesi Bassi 65 anni e 2 mesi; nel Regno Unito 65 anni per gli uomini e per le donne (ma a partire da novembre 2018); in Germania si arriverà a 67 anni solo nel 2029: una gradualità assente nella riforma Fornero. Secondo Damiano, è necessario “affrontare l’argomento fin d’ora, altrimenti entro fine anno basterebbe una circolare direttoriale. Il nostro appello è di affrontare tempestivamente in termini unitari questo argomento molto caldo, che riguarda la vita dei cittadini”, anche perché – ha aggiunto “è estremamente contraddittorio” che si sia fatta una battaglia per la flessibilità con l’introduzione dell’Ape e contestualmente si abbia un innalzamento automatico dell’età: “è un andamento a zig zag inconcepibile”.

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