Violazioni dei diritti umani e leva obbligatoria per uomini e donne in Myanmar!

In un clima di continue violazioni dei diritti umani e di crimini di guerra, in Myanmar la giunta militare ha introdotto il serizio militare obbligatorio.

Birmania

Nell’Angelus di ieri Papa Francesco ha citato nei suoi voti per la pace la situazione in Myanmar (l’ex Birmania), dove avvengono continue violazioni dei diritti umani e ripetuti crimini di guerra da parte dell’esercito nei confronti delle minoranze politiche, etniche e religiose. Nel frattempo sabato scorso la giunta militare al potere ha introdotto del servizio militare obbligatorio per uomini e donne a partire da subito. I militari golpisti hanno applicato una legge del 2010 che stabiliva che la leva fosse obbligatoria ma che tuttavia fino al momento attuale non era mai stata messa in applicazione.

Coscrizione obbligatoria con effetto immediato!

In effetti la leva è diventata obbligatoria per gli uomini di età compresa tra i 18 e i 35 anni e per le donne tra i 18 e i 27, per un massimo di due anni. Per chi ha fatto studi medici o sanitari il limite di età si sposta a 45 anni e il massimo del periodo obbligatorio sale a tre. In ogni caso la durata massima del servizio militare potrà essere estesa a cinque anni quando è in vigore lo stato di emergenza. E questa, guarda caso, è proprio la situazione attuale!

Uno stato di emergenza che non finisce mai!

Ricordiamo che la giunta militare è al potere da quando, nel 2021, ha messo in prigione la prima ministra democraticamente eletta Aung San Suu Kyi, oggi ancora incarcerata con accuse di tipo politico. La giunta ha dichiarato contestualmente lo stato di emergenza, più volte prorogato e tuttora in corso, anche perché si è trovata obbligata a combattere contro diversi movimenti di insorti che lottano contro il regime. Combattere tali gruppi sta costando numerosissime perdite all’esercito.

I crimini di guerra dell’esercito!

In quessta guerra civile la giunta ha portato avanti attacchi indiscriminati contro civili e obiettivi civili, anche con armi vietate dal diritto internazionale come le bombe a grappolo. Per Amnesty International si è trattato di crimini di guerra sui cui è necessario indagare. Secondo l’ONU, negli scontri alla data del 15 dicembre si erano registrati 378 morti e 505 feriti tra la popolazione civile e oltre 660.000 profughi interni, destinati ad aggiungersi ai quasi due milioni di sfollati in tutto il Paese.

Attivare la Corte penale internazionale!

In questi tre anni dal colpo di stato militare, la popolazione civile di Myanmar sta pagando un prezzo altissimo. Tuttavia questa situazione è ormai ignorata nell’agenda internazionale. Amnesty International continua a chiedere al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di introdurre un embargo sulle armi a Myanmar e di attivare la Corte penale internazionale affinché indaghi sui crimini di diritto internazionale di sua competenza commessi da quando la giunta è al potere.

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